Sono stata intervistata da Marius Ciobanu, publication editor di Malvie Magazine.
L’intervista è uscita sul numero di Aprile del magazine francese Malvie, è in inglese ma dopo le foto ho inserito il testo tradotto in italiano.
OLTRE I CONFINI: L’UNIVERSO CREATIVO DI FRANCESCA RICCIARDI
Il tuo percorso nella fotografia è iniziato grazie a un legame molto personale con tuo nonno. In che modo quella prima influenza continua ancora oggi a plasmare il tuo rapporto con questo mezzo?
Mio nonno Bruno mi ha insegnato tre elementi fondamentali: la fotografia autoriale, la tecnica e quella costante ricerca di ciò che definirei una grazia sottile nella fotografia.
Gli album di famiglia sono pieni delle sue immagini, e quelle fotografie sono piccoli capolavori: gli scatti che faceva a mia nonna da giovane avrebbero potuto essere tranquillamente pubblicati su una rivista di moda. Ricordo che trascorreva ore a fotografare forme, riflessi, ombre, sagome di carta, animali — qualsiasi cosa riuscisse a trasmettergli qualcosa.
Credo che mi abbia trasmesso il desiderio di creare qualcosa di bello attraverso l’arte visiva. Ancora oggi continuo a cercare quella stessa delicatezza in tutto ciò che fotografo, esplorando un’ampia varietà di generi e soggetti, proprio come faceva lui.
Hai esplorato molti generi diversi senza mai limitarti a una sola direzione. In che modo questa apertura influenza il tuo approccio ai nuovi progetti e alle sfide creative?
La mia esplorazione nei diversi generi fotografici non è ancora finita, e non credo finirà mai. Lavoro con artisti, modelle, brand, produzioni e molto altro — spesso realtà molto diverse tra loro.
Ogni esperienza porta sempre qualcosa di nuovo da imparare, qualcosa che in seguito può diventare fonte di ispirazione per altro. Cerco di custodire queste esperienze e di mantenere il mio sguardo aperto: a volte mi piace lasciare che i diversi generi si influenzino a vicenda, e questo mi diverte molto.
In generale, mi piace davvero uscire dalla mia comfort zone: affrontare sfide nuove e sconosciute è sempre stimolante. Questo continuo movimento creativo rende più semplice, quasi naturale, trovare nuove idee.
Fondare il tuo studio ha segnato un passo importante nella tua carriera. In che modo il passaggio da assistente a creatrice indipendente ha ridefinito la tua visione e il tuo modo di lavorare?
Era il 2014, avevo 22 anni e lavoravo già da due anni come assistente in uno studio fotografico. Ho deciso di iniziare a lavorare per conto mio, incanalando l’incredibile energia che la fotografia mi ha sempre dato nella costruzione di qualcosa di mio.
Avevo bisogno di libertà — sotto ogni aspetto. Sentivo il bisogno di creare ciò che desideravo, senza dover chiedere il permesso a nessuno.
Diventare freelance mi ha dato molta fiducia in me stessa. Certo, avevo paura di non riuscire a gestire le spese e gli aspetti pratici, ma ero così determinata da non permettere a quelle preoccupazioni di fermarmi.
L’entusiasmo per questo lavoro — che ancora oggi mi accompagna esattamente come allora — ha fatto il resto.
Il tuo lavoro spazia tra editoriale, artistico e settori più non convenzionali. Come adatti il tuo linguaggio visivo mantenendo comunque un’identità coerente in contesti così diversi?
Amo i settori non convenzionali. Sono una persona estremamente curiosa e sono naturalmente attratta da soggetti fuori dagli schemi — e in questo senso, gli artisti con cui ho il piacere di lavorare mi danno immense soddisfazioni.
Collaboro con un pittore che a volte “veste” le mie modelle con la pittura, lavoro con studi di registrazione e musicisti di ogni genere, e poi con artigiani, scultori, orafi… Dal 2019 sono attiva anche nell’industria dell’intrattenimento per adulti.
Il mio linguaggio visivo si adatta a ogni contesto, ma la sua missione non cambia mai: rappresentare ogni soggetto — anche il più insolito o estremo — con la massima grazia, creando armonia visiva in ogni situazione.
La collaborazione con media e pubblicazioni ha avuto un ruolo importante nel tuo percorso. Come bilanci la libertà creativa con le aspettative dei contesti editoriali?
Sì, le collaborazioni con i media hanno rappresentato un importante punto di svolta. A volte non prendo alcuna decisione creativa — per esempio quando lavoro come fotografa di scena o realizzo un reportage per una rivista — mentre in altri casi sono io a dirigere completamente il progetto.
Tra questi ultimi ci sono una serie di editoriali fashion che ho diretto e fotografato a Marrakech, parte dei quali è stata pubblicata su Marie Claire Italia nel 2025.
Per questi e altri progetti, la mia libertà creativa è stata totale.
Con una carriera così sfaccettata tra fotografia e visual storytelling, cosa continua a spingerti a creare e dove immagini che il tuo lavoro evolverà in futuro?
Ciò che continua ad alimentare il mio bisogno di creare è un insieme di cose radicate nei miei primi anni, quando mio nonno mi insegnò a usare la mia prima macchina fotografica. È una spinta inesauribile che è sempre rimasta con me.
Questo lavoro mi permette di vivere mondi diversi, creare storie che li raccontino tutti — e persino immaginarne di nuovi — ed è proprio questo che mi rende più felice.
Per quanto riguarda il resto della domanda… chi può sapere come evolverà il mio lavoro? Sono appena tornata da uno shooting fashion a Reykjavík e, tra ora e giugno, ho diversi progetti che mi porteranno dall’Italia alle Isole Canarie, poi in Ungheria e infine in Svezia.
Chissà cosa arriverà dopo — non vedo l’ora di scoprirlo.
Grazie a Marius e a Malvie Magazine.






